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2 6 6 6 – il titolo

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2 6 6 6

| la pubblicazione | | il libro | | il titolo | | Santa Teresa | | Ciudad juarez |

Lavorando contro il tempo riuscì a terminare, soffrendo duramente, il suo ultimo e voluminoso romanzo, il cui titolo alludeva ( dubito che casualmente) un futuro irraggiungibile: 2666. [Andrés Neuman]

(…) In più di una intervista, Roberto Bolano ha detto che il titolo “2666” meritava una estenuante spiegazione, una spiegazione probabilmente così lunga, che alla fine non diede mai. Comunque, sembra che il titolo alluda a una data, o a un centro ovviamente impossibile da localizzare, o una essenza o un buco, che in ogni caso sono la stessa cosa. Nella nota editoriale che chiude il volume, Ignacio Echevarría osserva che in un altro romanzo di Bolano “Amuleto”, si menziona un cimitero del 2666,
[Alejandro Zambra – “2666”, la indiscutible obra maestra de Roberto Bolaño link esterno ]

“E li seguii: li vidi camminare con passo leggero per Bucareli fino a Reforma e poi li vidi attraversare Reforma senza aspettare il semaforo verde, entrambi coi capelli lunghi e scompigliati perchè a quell’ora su Reforma tira tutto il vento notturno che è avanzato alla sera, l’ avenida Reforma si trasforma in un tubo trasparente, in un polmone di forma cuneiforme nel quale passano le esalazioni immaginarie della città, e poi iniziammo a camminare per l’ avenida Guerrero, loro un po’ più lentamente di prima, io un po’ più in fretta di prima, la Guerrero a quell’ora somiglia sopra ogni altra cosa a un cimitero, ma non a un cimitero del 1974, né a un cimitero del 1968, né a un cimitero del 1975, ma a un cimitero del 2666, un cimitero dimenticato sotto una palpebra morta o mai nata, le acquosità prive di passione di un occhio che volendo dimenticare qualcosa ha finito per dimenticare tutto”
[ Amuleto p.71 ]

Ma anche ne I detective selvaggi si fà un riferimento a quella data:

… E Cesarea disse qualcosa sui tempi che si avvicinavano, anche se la maestra supponeva che Cesarea si fosse preoccupata di disegnare quella piantina senza senso unicamente a causa della solitudine in cui viveva Pero’ Cesarea parlò dei tempi che sarebbero venuti e la maestra, per cambiare argomento, le chiese che tempi fossero quelli e quando. E Cesarea specificò una data:: verso l’anno 2600. Duemilaseicento e qualcosa…..
[ I detective selvaggi ]

Non si può non omettere la relazione del titolo “2666” con i versi dell’Apocalisse

Qui sta la sapienza.
Chi ha intendimento conti il numero della bestia,
poiché è numero d’uomo;
e il suo numero è seicentosessantasei.
[ Apocalisse 13.18 ]

I personaggi poeti-scrittori (Cesarea Tinajero de I detective selvaggi o Benno Von Arcimbolsi di 2666) finiscono nel deserto del Sonora e lì svaniscono, inghiottiti dall’abisso, nella città dei morti, nella città cimitero, Santa Teresa, metafora del male inesplicabile, che si riproduce all’infinito, come i grani di un rosario senza fine, di fronte all’indifferenza dei potenti e all’impotenza di chi invano vi si oppone e invano cerca un “movente”. Il male che lì si manifesta con tutta la sua ferocia, resta un mistero e nessun logica, ne’ quella deduttiva degli intellettuali, ne quella indiziaria dei detective riesce a risolvere l’enigma restituendo “di senso la realtà brutale dei fatti, trasformando in indizi le cose, correlando le informazioni che isolate sono prive di valore, stabilendo serie e ordini di significato” nota. Il motore che governa Santa Teresa è la “razionalità extra-territoriale” del profitto, la “delocalizzazzione” delle “maquilladoras” che produce “zone franche” sottratte al controllo “democratico” dove vengono azzerati i diritti civili e le relazioni umane. E’ la stessa razionalità che avvelena la terra, l’aria e le acque e i corpi, massacrati dal lavoro a 50 centesimi di dollaro l’ora e dalla droga

Santa Teresa di cui Ciudad Juarez rappresenta l’anticipazione di uno scenario futuro, “citta che un tempo si chiamava Paso del norte – come se fosse il passo obbligato per il progresso e lo sviluppo – “ convertita “in un cimitero con il volto del carnevale… una terra che cancella il passaggio delle persone, che rifiuta la memoria” , una terra “misura di pre-brownies, pre-migranti, pre-clandestini, latin people potenziali, sempre proiettati verso “l’altra parte”. La geografia che li divora accetta, quale orizzonte ultimo, il senso di sradicamento e l’abbandono della memoria collettiva di una terra che li ha espulsi. Indicando un percorso in cerca di una nuova identità nomade che lascia indietro l’ambiente nativo, la famiglia, gli amici per sostituirli con un nuovo universo scintillante di tecnologia e produttivita’ di merci e cinismo urbano, prigioniero dello sfruttamento, della sopravvivenza e , qualche volte, della speranza.

2666 rappresenta il male e il suo enigma:

All’improvviso qualcuno, non so chi, si mise a parlare del male, del crimine che ci aveva coperti con la sua enorme ala nera….Allora gl idissi quel che m igirava e rigirava in testa. Belano, gli dissi, il nocciolo della questione è sapere se il male (o il delitto o il crimine o come lei vuole chiamarlo) è casuale o causale. Se è causale, possiamo combatterlo, è difficile sconfiggerlo ma c’e’ una possibilità, più o meno come tra pugili dello stesso peso. Se è casuale, al contrario, siamo fottuti. Che Dio, se esiste, ce la mandi buona. E in questo si riassume tutto.
[ I detective selvaggi p.529]

Sul mistero del titolo del romanzo, c’e’ un’altra ipotesi suggestiva. Dario Voltolini riferisce in una recente intervista link interno

ascolta intervista (Archivio Bolaño) di Voltolini su Roberto Bolaño

che, durante la presentazione del suo ultimo libro, Sergio González Rodríguez link interno
avrebbe affermato che Bolaño gli avrebbe confidato che fosse sua intenzione scrivere una “quinta parte” del romanzo, ambientata nel futuro cioè nel 2666. Non ci sono riscontri di tale affermazione che rischia di alimentare le leggende sorte dopo la morte dello scrittore; di certo contribuisce all’operazione di marketing di Andrew Wylie link interno
, “amministratore dei diritti dell’opera dello scrittore cileno, ha comunicato l’esistenza del “Terzo Reich”, romanzo occulto e inedito di Bolaño di cui il suo editore spagnolo, Jorge Herralde, non aveva mai avuto notizie.”

Come ricorda Zambra, Nella nota introduttiva all’edizione spagnola, “Echeverría si riferisce anche al presunto carattere incompiuto di “2666”; si presume che Bolano non riuscì a terminarla. ma è praticamente impossibile discernere con sicurezza quali aspetti del ramanzo restarono inconclusi. Ci sono, naturalmente, alcune storie che sarebbe stato possibile continuare (le cronache degli assassini, senza andare molto lontano, sono cento e rotti, pero potrebbero essere duecento o quattrocento), ma la verità è che secondo la logica interna della narrazione non c’e’ motivo perche’ debbano essere concluse. Echevarría avverte giustamente che se i “detective selvaggi” fosse stato pubblicato postumo, si sarebbe potuto leggere anche come inconcluso”
[Alejandro Zambra – “2666”, La indiscutible obra maestra de Roberto Bolaño link esterno ]

( © traduzione di Carmelo P. )


NOTE:


testo di jacques Lacan


Sergio Gonzalez Rodriguez – Ossa nel deserto



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Written by azulines

6 gennaio 2010 a 1:46 pm

Pubblicato su 1, 2666, generale

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