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le leggende intorno a bolaño

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le leggende intorno a Bolaño
Come è stato detto, Bolaño è ormai diventato un mito e attorno a lui crescono le leggende. Dopo la morte, nel 2003, la sua figura ha suscitato un crescente interesse accademico, dei critici, del mercato e del pubblico dei lettori, trasformando l’autore in un “oggetto di culto che, come una stella del rock, vive intensamente, muore (relativamente) giovane ed è venerato come link internomodello di vita”.
Sono molti i fattori che hanno contribuito a questo processo di canonizzazione:

una vita nomade e turbolenta, più per necessità che per vocazione, ma che al contrario di quello che si vuole far credere, non ha niente di avventuroso o “romantico” o “eroico”. Bolaño, che pure non era particolarmente attratto dal viaggio ( “in verità è più sano non viaggiare, è più sano non muoversi, non uscire mai di casa, stare ben coperti in inverno, non togliersi la sciarpa d’estate, è più sano non aprire la bocca nè battere le ciglia” nota ), in realtà fu costretto a una vita di spostamenti e traslochi sin dall’età di 5 anni, per motivi economici. All’età di 15 anni, dovette emigrare in Messico con la famiglia per motivi economici. La necessità di emigrare, alla ricerca di migliori condizioni di vita, non ha niente di romantico e avventuroso. E’ triste, traumatica, piena di incertezze e difficoltà.
Successivamente, nel 1978, Bolaño emigra in Europa e si stabilisce in Spagna insieme alla madre. E’ un extra-comunitario, con il problema del permesso di soggiorno e con la necessità di dover trovare un lavoro. Questa realtà è stata sistematicamente negata dagli intellettuali latinoamericani (o quasi tutti) che, inconsciamente o chissà per quale recondito motivo, non hanno mai accettato la condizione di uno scrittore autodidatta, che suo malgrado era costretto a una vita nomade e indigente ( “che ha avuto bisogno di trovare una residenza stabile e di poter contare su una solida base familiare per scrivere l’opera che è riuscito a scrivere link interno” ) completamente estraneo per estrazione sociale e formazione e modus vivendi alla loro casta, che pure ha sempre goduto di privilegi in America latina. Il tentavo, forse inconsapevole ma ossessivo di assimilare Bolaño allo status di “esiliato” è costante e si può rintracciare in tutte o quasi tutte le interviste. Bolaño ha sempre rifiutato la retorica della “patria” e la mistica dell’esilio nota:
“A quell’epoca [1984] io lavoravo a Roses, a metà strada tra Figueras e Cadaqués, anche se la mia vita non aveva niente di glamour, soprattutto se intendiamo la parola glamour così come la intendono e la esemplificano queste centinaia di esiliati latinoamericani, soprattutto quelli che si dedicano all’arte o allo spettacolo (di fatto, dubito molto che sappiano la differenza tra l’arte e lo spettacolo). Diciamo che allora io lavoravo in un negozio di bigiotteria, come dire che avevo il mio piccolo negozio, e vivevo come un arabo di “Le mille e una notte”, o come un ebreo del ghetto di Praga, senza frequentare il circolo di Kafka, ma apprendendo quei nomi pittoreschi che designano i diversi pezzi di bigiotteria. A mezzogiorno ero solito andare a nuotare in una scogliera del porto, dove ancora era possibile vedere i polipi. Quando i polipi mi vedevano si allontanavano e io li seguivo, senza toccarli, per un buon tratto. Di notte, dopo aver contato i guadagni e le perdite del giorno, e averle annotate in un quaderno molto grosso, mi mettevo a scrivere, steso per terra (non avevo un tavolo) e a volte pensavo all’occhio del polipo che avevo visto a mezzogiorno e tutto mi sembrava magnifico. Se non fossi stato vittima di una truffa, probabilmente avrei continuato con lo stesso lavoro”
[ intervista Luis García – aprile 2001 link esterno ]
il coinvolgimento diretto durante il feroce e violento colpo di stato in Cile: in realtà la presenza di Bolaño durante quei terribili giorni e’ stata casuale come pure il suo arresto. Bolaño, che pure aveva un chiaro orientamento politico di sinistra e come tutti i giovani di allora aveva creduto nelle speranze di cambiamento dei movimenti rivoluzionari dell’America latina, non era certo un rivoluzionario militante. Come in modo molto eloquente ha ripetuto lo scrittore Horacio Castellanos Moya link interno “E’ certo che Bolaño fu un contestatore; mai un sovversivo, nè un rivoluzionario coinvolto in movimenti politici, nè tantomeno uno scrittore maledetto (come invece lo fu il suo mentore di quei primi anni, il poeta veracruzano Orlando Guillén, ma questa è un’altra storia che aspetta di essere raccontata), ma un contestatore, cosi’ come la parola è definita dalla Real Academia: “che polemizza, si oppone o protesta contro qualcosa di stabilito”
l’ingenua, ma forse inevitabile confusione tra il personaggio di Bolaño e la persona di Bolaño; in molti dei suoi romanzi è fondamentale la presenza di personaggi che, nella veste di protagonisti o dell’io narrante assumono il ruolo di Roberto Bolaño ( tra cui spicca Arturo Belano, poeta-detective protagonista de I detective selvaggi, presente in “Chiamate Telefoniche” e Amuleto, fonte ispiratrice di Stella distante e io narrante di 2666. Oppure B in Puttane assassine). Ma sarebbe ingeneroso e fuorviante ridurre i libri di Bolaño a romanzi autobiografici. Al contrario in essi viene raccontata una biografia immaginaria. nota La scrittura di Bolaño “possiede due direzioni opposte: nasce in un ambito prossimo all’esperienza vissuta per entrare da lì nel territorio dell’immaginario e da qui ritorna sovvertendo i suoi propri fondamenti”. [Jose Promis] .
“Una cosa è certa: Bolaño scriveva dall’ultima frontiera y sull’orlo dell’abisso. Solo così si può capire una prosa tanto attiva e cinetica e, nello stesso tempo, tanto osservatrice e riflessiva. Solo cosi’ si comprende la sua necessità impostergabile di essere persona e personaggio. Non importa (…)dove finisce Bolaño e comincia Belano. Ciò che importa è che il primo abbia creato il secondo perchè gli sopravviva, e che non si sia rassegnato con la mera allucinazione di uno che, a momenti, giocherellava romanticamente con la possibilità che anche Bolaño fosse un personaggio di Bolaño (…) Belano è “più una vita e alternativa in un’altra dimensione che un alter ego proprio dell’autore, personaggio che, malgrado l’annuncio del suo suicidio in Africa, Bolaño decise di resuscitare in varie occasioni fino a proporlo come la voce futurista che comanda e ordina 2666” [Rodrigo Fresan, El secreto del mal y La Universidad Desconocida, de Roberto Bolaño link esterno]
l’operazione di marketing dell’industria editoriale USA: i lettori USA, si sa, sono affascinati dalla figura dello scrittore, selvaggio, un po’ sovversivo e perennemente “on the road”, un mito in grado di rappresentare il fascino dell’esotico, ma nello stesso tempo, proprio perchè distante, finisce per confermare la “superiorità” della loro cultura, “civilizzata”, “pragmatica”, “razionale” e “moderna”.
Questo fenomeno e’ stato ampiamente, spiegato e denunciato dagli scrittori latinoamericani ( v. Bolano postumo link interno) e non merita altri commenti nota
Ciò che importa alla fine, è l’opera di Bolaño, che trascende tutte le leggende e le mistificazioni che si possano inventare attorno alla sua figura. E’ molto sottile e ironico al riguardo un articolo del 2007 [print the legend ] di Javier Cercas dove si sostiene tra l’altro che intorno allo scrittore circolano due leggende. Una è quella che hanno cominciato a costruire subito dopo la morte i critici e i lettori
l’altra è quella che Lo stesso Bolaño scrisse, nella frenesia monastica dei suoi ultimi anni, dopo una vita intera consacrata con tenacia alla letteratura. Entrambe le leggende, come lo stesso nome indica non corrispondono alla realtà, pero’ cio’ che scrisse Bolaño ha l’immenso vantaggio di essere in un certo senso piu’ vero della verità, mentre l’altra leggenda è essenzialmente menzogna, o è una menzogna forgiata con ingredienti di verita’, che è la forma più precisa della menzogna. La leggenda che Bolaño costruì nei suoi libri vivrà molti anni, o comunque è questo ciò che credo; quella che hanno costruito gli altri si sfumerà presto, o comunque è questo ciò che spero. E’ quasi superfluo dire che era prevedibile la mitizzazione di Bolaño. Al di là (o al di qua) del valore letterario della sua opera, il fatto che Bolaño sia morto giovane e al culmine della sua potenza creativa e del prestigio, suppongo che impedisse qualsiasi altra possibilità (…) la storia della letteratura abbonda di esempi di questo tipo di canonizzazione….
E’ anche vero tuttavia , che nel caso di Bolaño, come in quello di tanti altri scrittori morti in simili circostanze, ci sia nella leggenda che circonda la sua fama postuma, una certa giustizia poetica.: in fondo tutta l’opera di Bolaño puo’ leggersi come un tentativo riuscito di convertire las ua propria vita in leggenda e le sovreccitazioni, le insolenze, le provocazioni dei suoi fugaci anni di scrittore ormai consacrato, se non fossero corrose da un umore feroce che i suoi lettori più acritici o superficiali non sempre paiono afferrare, potrebbero indurci a ritenere che Bolaño abbia finito i suoi giorni credendosi un personaggio di Bolaño; cosa che per fortuna è lontana dal vero o che lo è solo nella triste misura in cui ogni scrittore finisce col rassegnarsi presto o tardi a trasformarsi in un personaggio della sua propria opera (…)
Sia come sia, così come stanno le cose, è possibile che presto o tardi, alcuni dei suoi lettori meno perspicaci o più frastornati, restino delusi nel sapere che lo scrittore mito nel quale hanno voluto convertire Bolaño, fu in vita un uomo morigerato e prudente, … ma questo non e’ un problema di Bolaño ne’ della sua opera ma solo dei frastornati e di coloro che alimentano il loro stordimento.
© Carmelo P.© ( anche le traduzioni ©)


NOTE
Roberto Bolaño, literatura + enfermedad = enfermedad link esterno torna su
in un bellissimo saggio (“dopo l’esilio link esterno “) Massimo Rizzante dice: “La “parola” esilio non ha più una patria. Liberata dalle sue frontiere, disseminata in 333 testi e 107 citazioni, la parola ‘esilio’ ha perduto la sua ricchezza storica, la sua specificità semantica, e soprattutto la possibilità di cogliere l’altrove che è il mondo concreto”torna su
al riguardo e’ illuminante cio’ che dice l’io narrante di “Domani nella battaglia pensa a me” di javier marias:
..l’essere umano (…) ha bisogno di conoscere il possibile oltre che il vero, le congetture e le ipotesi e i fallimenti oltre ai fatti, ciò che è stato tralasciato e ciò che sarebbe potuto essere oltre a quello che è stato […]
“In fondo tutti abbiamo la stessa tendenza, vale a dire quella di vederci nelle diverse fasi della nostra vita come risultato e compendio di ciò che ci è accaduto e di cià che abbiamo ottenuto e di ciò che abbiamo realizzato, come se fosse soltanto questo ciò che costituisce la nostra esistenza. E dimentichiamo quasi sempre che le vite delle persone non sono soltanto questo: ogni percorso si compone anche delle nostre perdite e dei nostri rifiuti, delle nostre omissioni e dei nostri desideri insoddisfatti, di ciò che una volta abbiamo tralasciato o non abbiamo scelto o non abbiamo ottenuto, delle numerose possibilità che nella maggior parte dei casi non sono giunte a realizzarsi – tutte tranne una, alla fin fine -, delle nostre esitazioni e dei nostri sogni, dei progetti falliti e delle aspirazioni false o deboli, delle paure che ci hanno paralizzati, di ciò che abbiamo abbandonato e di ciò che ci ha abbandonati.
Insomma, noi persone forse consistiamo tanto in ciò che è verificabile e quantificabile e rammemorabile quanto in ciò che è più incerto, indeciso e sfumato, forse siamo fatti in ugual misura di ciò che e’ stato e di ciò che avrebbe potuto essere.
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Ecco gli articoli piu’ significativi:
Horacio Castellanos Moya Sobre el mito Bolaño – la Nacion 18/10/2009 link esterno
Lola Galan – El enigma universal de Roberto Bolaño – El pais 23/3/2009 link esterno
Leonardo Tarifeño –
Los peligros de la obra de Bolaño en la era del marketing, del 2/10/09 link esterno

Javier cercas –
Print the legend – El Pais, 14/04/2007 link esterno
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Written by azulines

28 novembre 2009 a 12:26 pm

Pubblicato su 1, Azulines, generale

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